Racconti sulle coltivazioni del passato

G. M.:
La campagna e gli animali in stalla erano accuditi dalle donne, gli uomini erano sempre via a lavorare all’estero. Nei campi si coltivava frumento; sul versante delle Buse si coltivava frumento e orzo. Dopo il raccolto nel medesimo campo veniva seminato il trifoglio, che veniva falciato in ottobre, oppure baida o granoturco, per darli alle mucche che venivano usate anche per arare.

G. P.:
Si coltivava orzo, frumento, grano, patate, cavoli cappucci, rape, fave, fagioli, lenticchie, che chiamavamo le “lent”. Avevamo dei campi vicino al Dazio. Il frumento cresceva bene, lo portavamo a macinare ai mulini delle Buse. Il mulino Valzolgher ha smesso di macinare presto ma l’altro, il mulino Leoni, ha lavorato anche durante la guerra. Il grano lo portavamo giù in spalla o con il carro. Una volta sono andata a far macinare uno zaino di grano anche a uno dei mulini che stanno a Folgaria, sotto la chiesa di San Valentino, giù nel Rio Cavallo. Ricordo che il frumento maturo lo battevamo a mano, sullo spiazzo davanti casa. Una volta ho battuto per otto giorni! Era un lavoraccio. E poi bisognava “gettarlo” al vento per pulirlo dalla pula. La nonna era contenta, perché poi per terra rimanevano dei chicchi di grano per le sue galline.

T. P.:
Poi si coltivavano le fave, che facevamo essiccare e che poi si abbrustolivano. Si faceva anche la minestra con le fave. Si coltivava l’orzo, che usavamo per fare la minestra e per fare il caffè d’orzo, che si tostava sopra il fuoco in una padella. Per cuocerlo bisognava mescolarlo a lungo. Si facevano anche gli gnocchi di farina d’orzo, che erano buonissimi. In mezzo al tavolo si metteva una noce di burro e tutti intingevano gli gnocchi nel burro, erano molto gustosi!

T. S.:
Mio nonno Cesare, “Cesi”, teneva molto alla campagna. Mio padre raccontava che appunto il nonno, suo padre, gli diceva di andare a fare i bisogni nel prato o nel campo, per ingrassarli. Era gente così, molto legata alla terra. Teneva moltissimo anche alle sue tre mucche. Era una famiglia che aveva proprietà, campi e boschi ovunque, possedevano metà monte Rust. Non hanno sofferto la fame. Anche durante la guerra, mentre gli altri soffrivano loro stavano abbastanza bene, avevano le patate, i maiali…

B. M.:
Sull’Astico, quando ero ragazzo, si pescava moltissimo. Si pescavano delle belle trote fario, a bolli rossi. Si incanalava l’acqua nei prati e con l’acqua entravano anche loro, tanto che le potevamo prendere con le mani. Poi hanno fatto la riserva comunale. È andato tutto bene finchè non hanno immesso la trota iridea, che è una trota vorace, molto carnivora. Quella in breve tempo ha distrutto tutto, anche perché venivano rilasciate adulte. Infine la gestione è passata sotto il Comprensorio e hanno iniziato a rilasciare solo avanotti. Da ragazzi nell’Astico andavamo anche a caccia di “marsoni”. Ce n’erano molti, ma poi con le alluvioni sono spariti.

2018-07-21T16:18:49+00:00