La Leggenda del Becco di Filadonna

 

“C’era una volta sulla cima di una montagna una bella signora castellana che filava la lana nel suo splendido castello. Ai piedi della montagna giaceva un paese, Carbonare e in questo luogo viveva una povera vedova, che aveva un bimbo molto piccolo e una pecora che le serviva per il latte e per la lana. La povera donna risparmiando per tutta l’estate e lavorando con grande fatica, era riuscita a procurarsi la lana per fare alla castellana una maglietta per il suo bambino. Una bella maglietta che tenesse caldo era indispensabile per l’inverno che arrivava con grande gelo e freddo.

Un bel giorno d’ottobre la donna, con il suo bambino in braccio, s’ incamminò su per il sentiero erto e scosceso che portava al castello in cima alla montagna.
Dopo tanta fatica la donna bussò finalmente alla porta del castello. La castellana, tanto bella, quanto fredda e crudele, fece entrare la povera donna ormai sfinita per il lungo cammino e chiese cosa volesse. Allora la donna consegnò la lana candida e morbida della sua pecora e chiese alla castellana di farne una calda maglietta per il suo bambino, prima dell’arrivo dei primi freddi. Detto questo la castellana rispose di ritornare a ritirare la maglia fra un mese e di portare anche i soldi per il suo lavoro.

La donna scese così di nuovo nel suo villaggio, serena perché era sicura che il suo bambino poteva star caldo lungo tutto l’inverno, ma anche spaventata per tutti quei denari che la castellana pretendeva per il suo lavoro.
Passò un altro mese e in un giorno nuvoloso di novembre la mamma con il suo bambino in braccio s’incamminò verso il castello. La castellana era seduta ad aspettare e consegnò la maglia alla donna chiedendo il compenso. Ma la maglietta non era fatta con la lana morbida della sua pecora, bensì con una lana scura, brutta e ruvida.

La povera donna cominciò allora a piangere disperatamente in ginocchio davanti alla castellana e pianse tanto e poi tanto che le sue lacrime bagnarono le vesti di quella crudele signora.
Fu così che, in quell’inverno, freddo e gelido, il castello venne tutto trasformato in un masso di ghiaccio e si trasformò, poi assieme alla sua castellana, in una colossale pietra. Così da quel giorno quella montagna viene chiamata “Becco di Filadonna”.

2018-07-21T16:23:20+00:00