Buse

Un salto nella preistoria delle valli trentine

Per chi volesse fare un salto indietro nel tempo è d’obbligo fare tappa nel piccolo e caratteristico villaggio delle Buse; un paesino infossato nella valle, sotto la parete rocciosa del soio, ai piedi del ripido versante che degrada verso il torrente Astico.  L’abitato è cresciuto lungo le rive di questo torrente nell’intento di domarne l’acqua ed infatti lungo l’alveo erano sorti ben quattro mulini ad acqua dei quali purtroppo non è più rimasta traccia; anche la presenza di una maglio con annessa officina a nord dell’abitato, risulta quasi completamente avvolta dalla vegetazione

Molte sono le tracce di antichi passaggi e delle antiche popolazioni che vivevano in questi luoghi: tra tutte, un sito fusorio dell’età del bronzo, che si trova nei pressi del Molin del Manuele.

I sentieri che collegano Buse con le località a monte (Nosellari e Carbonare) e a valle (Busatti e Lastebasse) ricalcano i tracciati dei sentieri preistorici utilizzati dai cacciatori del Paleolitico-Mesolitico e dai fonditori del rame per salire o scendere dalla valle. Questi antichi visitatori, provenienti dalla vicina pianura Padana, salivano lungo il torrente Astico e tramite una fitta serie di sentieri raggiungevano tutte le località poste sull’altipiano di Lavarone e Folgaria; sono tutt’ora percorribili il Senter dele Lomar per salire a Carbonare, il senter del Mulek e dele Lombis per salire a Nosellari, il senter dela Pruk per arrivare al “Maso dela Porta” e a Carbonare.

Lungo il Senter dele Lomar sono ancora visibili e qualche anno fa recuperati da uno specifico intervento, i resti del poligono di tiro degli Standschutzen (una milizia popolare istituita in Tirolo dall’imperatore Massimiliano I nel 1511 e durata diversi secoli, destinata alla difesa della patria) che nella forma dialettale (casin del bersaglio) ben descrive a cosa era destinata la zona e il manufatto ivi presente.

Anche qui (come nel vicino paese dei Piccoli) il terremoto del 1117 ha lasciato tracce di frane ed un masso in particolare (el croz del Moro) che segna l’ingresso nel paese, regala una leggenda, una storia di fede con protagonisti i paesani, che per fermarlo (era precipitato dal soprastante Soio e stava per distruggere il paese), sono usciti in processione con crocifissi e candele riuscendo a fermarlo dove ora è.

2018-04-12T09:32:19+00:00